giovedì 3 gennaio 2013

Ritornare al concreto — gli eccessi della società contemporanea e l’equilibrio della società d’un tempo

Apriamo il 2013, dopo un relativamente lungo periodo di pausa, con questo articoletto. Con tanto gradiamo augurarvi un anno positivo, che serbi felici sorprese e che voglia confermarvi nella Fede e nel valore. Sia un anno all’insegna della lotta contro il male che pervade la società e contro il peccato che risiede in noi stessi. Approfittiamo anche per scusarci di non avervi destinato gli auguri pelle festività natalizie, ripariamo sperando che queste siano state, per voi, tempo di preghiera e d’ottenimento di grazie. In Gesú e Maria, i camerati del cuib san Bernardo.

Un popolo che lavora la terra è piú vicino al Cielo! 

Le parole di sottotitolo sono state pronunciate da Roberto Fiore, in tempi relativamente recenti. Mi sono rimaste impresse, in quanto esplicitavano sinteticamente un pensiero formatosi nella mia mente da tempo.

Effettivamente è da notarsi come la totalità delle persone individui, come principale mutamento rispetto alla vita «dei nostri nonni», il distaccamento dal lavoro della terra… e come i nostri nonni fossero infinitamente piú vicini al Cielo di noi.

Un secolo fa la vita era segnata da un continuo entrare in rapporto colla realtà circostante: si sfruttavano le possibilità del terreno e l’aiuto degli animali, onde potersi garantire un certo grado d’autosufficienza, e si conduceva una vita «di paese», coltivando i rapporti coi propri vicini. A primo acchitto parrà che questo stile di vita fosse stato adottato per necessità, ed è anche vero; cionnonostante, distaccandoci da tale «necessità», ci hanno distaccati dal salubre vivere a cui siamo stati destinati.

Dice il Signore, nella Genesi (IV, 19): «Mediante il sudore della tua faccia mangerai il tuo pane, fino a tanto che tu ritorni alla terra, dalla quale sei stato tratto: perocché tu sei polvere, ed in polvere ritornerai.».
Memento homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris: l’uomo, mutando il proprio stile di vita, ha anzitutto dimenticato la propria miserabilità e s’è convinto di potere tutto, d’essere il centro, il fulcro della realtà; pensando di non dover piú agire in armonia colla natura e colle leggi che la regolano, bensí illudendosi di poter piegare il creato a suo piacimento (e, quindi, di non aver bisogno di Legislatore alcuno né di rapportarsi con una dimensione di cui crede d’essere il padrone), è stato, in un certo senso, travolto da un delirio d’onnipotenza. Da qui le spinte ricerche (piú o meno) scientifiche, dimentiche d’ogni principio etico; il disconoscimento della Verità oggettiva e superiore all’uomo, colla conseguenziale caduta nel caos relativista; il trionfo dell’egoismo e dell’egocentrismo.
«Simpatico» è accorgersi di come, per elevarsi — in imitazione d’un memorabile non serviam — l’uomo sia finito a disprezzarsi, come anche capitò al «maestro» ribelle. Non v’è piú alto valore, pell’uomo, che quello che guadagna seguendo il volere di Dio: per negare ciò, egli ha cominciato ad equipararsi agli animali; a negare la dignità della sua vita, aprendo la strada ad eugenetica, aborto, eutanasia, ecc.; a giustificare ogni proprio difetto, piuttosto che cercare di perfezionarsi in virtú e santità.
La realtà attuale, per tanto, somiglia sfacciatamente a quanto gl’illuministi, a loro tempo, tentavano d’insidiare nei cuori. Non è forse, parimenti, un’affannosa persecuzione del «progresso» e dell’«uguaglianza», quella che anima i nostri tempi? L’ennesima riprova di come la trama storica non sia fatta di eventi a sé stanti e casualmente conseguenziali, bensí è il riflesso della battaglia tra Dio ed il demonio: sono sempre gli stessi princípi a causare e muovere i fenomeni storico-politici.

Ancora l’uomo, slegandosi dalla terra, s’è «alienato», non avendo piú la possibilità di mirare l’armoniosità del creato. Molti santi ebbero a dire che, dalle cose create, si mostra l’immensità del Creatore: se il lavoro della terra ed il rapporto colla natura poneva l’uomo in perenne contemplazione, la società contemporanea ci fa disprezzare tale condizione… tant’è vero che i giovani d’oggi cercano tutti d’imporsi quali lavoratori d’ufficio, medici, liberi professionisti ecc… e coloro i quali ancora lavorano colle coltivazioni o gli allevamenti sono visti come degl’infimi. Inoltre la vita s’è fatta affannosa, asfissiante e devastante… succhia tutto lo slancio vitale, non lasciandone affatto, affinché l’uomo non consideri la natura ed il Padre di tutte le cose.
Egli, oggi, (e non l’uomo di oggi, quasi come se la sua natura mutasse, col passare del tempo) vive in una dimensione «virtuale», in una frenesia anormale, che illude di poter fare e realizzare cose che, nella realtà, non sono d’umana portata. Ciò distorce la sua psiche e la lega a desiderî irrealizzabili, passioni corrotte e visioni distorte della realtà. [Questo non vuol essere una condanna alla tennologia in sé, né alle conquiste, ma all’abituale abuso che se ne fa e che si costringe tutti a fare.]

L’allontanamento dalla terra e, piú in generale, dal sistema «dei nostri nonni ed avi», spinge alla «delegittimazione» della sana dottrina in materia d’amministrazione\ordinamento societario, dando spazio a teorie fondamentalmente erronee; il lavorare la terra, specialmente quello che si faceva a «dimensione familiare», incentivando la collaborazione tra famiglie e rendendo i legami «intra muros» tanto forti da risultare indispensabili, costituiva, implicitamente, un’ottima scuola filosofico-politica. Tutto era un reciproco aiutarsi, al fine di poter tutti conseguire delle condizioni di vita accettabili; il bisogno l’uno dell’altro era il fondamento della società, scoraggiava l’adozione di atteggiamenti problematici ed alimentava una sana vita sociale. Questo era un sistema solido: l’uomo aveva il suo giusto posto e le famiglie erano l’elemento basilare, realtà «sacre» e forti. Ovviamente ogni fatto umano ha le sue imperfezioni, ma è innegabile che la società d’un tempo avesse le giuste basi filosofiche.
Oggi s’oscilla tra individualismo (spesso invigorito da sentimenti d’invidia, disprezzo, odio, malvagità) e stato(istituzioni)latria; soventemente vediamo gli uomini costretti a sofferenze e condizioni inaccettabili, pur di salvare stati, banche ed istituzioni di sorta, quando, piuttosto, le istituzioni dovrebbero essere al servizio degli uomini stessi.

Il nuovo stile di vita, inoltre, porta disordini a livello fisico, i quali causano confusioni umorali e, piú generalmente, emotive o razionali… tant’è che l’uomo è spesso spinto a cercare d’emulare l’ambiente in cui viveva un secolo fa, o fuggire in piccole «oasi».

I ritmi del nuovo andazzo sono sgangherati e deformi e, l’essere umano, pur avendo drasticamente ridotto i tempi necessari all’ottenimento di beni utili, non può che vivere i tanti tempi morti con altrettanta ansietà, quasi come preso da una sorta d’agitazione od iperattività… le vanità si trasformano in bisogni, e non piú vale il detto chi s’accontenta gode, bensí questo pare un insulto all’insaziabilità umana, quasi come quest’ultima rappresentasse un valore aggiunto, un «salto di qualità» verso una «nuova umanità».
La vita degli avi era caratterizzata da un tranquillo equilibrio e da un confortante realismo; invece, al giorno d’oggi, l’uomo si fa sempre piú fragile, non sopportando piú alcuna sofferenza né reggendo alcuno sforzo, ed appare chiaro come questa fragilità lo costringa irrimediabilmente ad un’avvilente sofferenza, in quanto egli persegue obiettivi irragiungibili.

In ultimo, il cambiamento, a livello societario, mette in grave rischio la serenità dei popoli, in quanto non ci si cura piú di garantire l’autosufficienza, bensí si «rimedia» alle mancanze causate da tale errore appoggiandosi su situazioni esterne, le quali certo possono venire a mancare. Obiettivo delle società non è piú procacciarsi una sicurezza, un’autonomia, bensí dar adito e sequela all’ossessione progressista… ed è a motivo di ciò che la situazione dei consorzi umani è perennemente instabile, si gongola tra crisi e rinascite, accecata da una continua sensazione di dinamismo.

In sintesi, non può restaurarsi una sana realtà se non si placa la bramosia di progresso, non s’estirpa dagli animi questo cancro. Bisogna distaccare i cuori da queste fantasie, affinché gli uomini siano nuovamente animati da un pensiero sano e naturale. Il reale fondamento d’un sistema stabile e confortevole è l’accorgersi delle proprie «dimensioni» e l’imparare ad accettarle ed amarle, allontanando da sé insalubri ambizioni d’innalzamento… o, per meglio dire, eccesso.


giovedì 1 novembre 2012

Il fascino delle tenebre e la tendenza all’infinito: festeggiamo Ognissanti, non «alluin»

In vista della santa ricorrenza che ricade il primo novembre, viscidamente avversata dalla demoniaca «festività» di «alluin», nasce spontanea una breve riflessione sull’umana tendenza all’infinito.

L’essere umano occupa la centralità del disegno divino.
La nostra natura stessa c’impone di «salire o scendere»: elevarci, secondo la volontà di Dio, o decadere, in virtú del nostro libero arbitrio.
Effettivamente l’uomo è intrinsecamente fatto pell’Inquantificabile, pensato pell’ottenimento della grazia, della beatitudine; tuttavia (proprio in virtú di questa sua altissima dignità, tanto alta da poter meritare l’Immenso) egli possiede la libertà anche di disprezzare quest’Immenso e di «soddisfare» la propria natura con un’«immensità» opposta, eterna anch’essa, la quale è accompagnata da tutto il dolore che deve necessariamente derivare dal rifiuto del Bene. Questa necessità d’infinito appartiene al nostro essere e dallo stesso non può essere alienata.
La nostra precarietà, dunque, è caratterizzata da un poter superare la nostra natura (non certo in virtú della stessa, bensí per via della grazia) o un poter disprezzare la nostra dignità, ma non da un poterci tirar fuori da questa scelta. Anche quando ci pare di mantenerci in una becera ignavia, quando ci par di «non far né una cosa né l’altra», stiamo rinunciando a Ciò a cui anela la nostra sostanza, proprio perché solo l’elevazione è un processo «positivo», «attivo», mentre la decadenza deriva dalla nostra natura stessa, quando manca l’atto positivo d’elevazione (cosí come il Bene è, mentre il male non è di per sé, ma non è altro che la mancanza di Bene; per questo la «soddisfazione» data dal male di cui dicevamo prima è volutamente virgolettata: perché apparente, in quanto non può esservi soddisfazione se manca un oggetto soddisfacente); un corpo con un certo «grado» di disordine, d’entropia, non può che incrementare lo stesso, se non interviene un processo «sovrannaturale».
Potremmo piú facilmente esprimere questo concetto immaginandoci come stanti su di un percorso in salita dove, per procedere, dobbiamo correre superando degli ostacoli (che possono essere sia quelli derivanti dalla nostra natura stessa che quelli posti dal mondo, dall’intervento del demonio) coll’aiuto di adeguate attrezzature (la grazia) senza le quali non potremmo proseguire, ma se ci fermiamo rotoliamo giú velocemente, senza incontrare ostacolo alcuno (se non qualche ulteriore grazia che cerca di fermare la nostra decadenza e ridarci forza per riscalare…). Ovviamente sopra c’è un reale tesoro, mentre giú una grande illusione (che porta con sé anche una dolorosissima delusione). Poi ci sono anche soggetti che decidono volontariamente di scendere…


Proseguiamo il discorso inserendovi il contrasto tra Ognissanti ed «alluin».
Vediamo come la reale ricorrenza viene accantonata per preferirle la seconda. In effetti anche in questo caso viene a verificarsi che si rifiuta l’immensità della beatitudine e si sceglie un’apparente «soddisfazione» data dall’oscurità, pel solo motivo che quest’ultima impedisce di vedere la fine della sua pochezza e, per tanto, dà l’illusione d’aver sempre altro da proporre all’insaziabilità umana.
Questa preferenza è oggettivamente stupida, tuttavia la quasi totalità delle genti opta pella stessa: perché?

1. Ricerca della strategia piú rapida. Sappiamo tutti che la nostra attuale condizione «ci sta stretta», fa soffrire, ci irrita. È evidente. In questa situazione si cerca di fuggire dalla nostra piccolezza, di ingrandirci, di appagarci. Qui entra in gioco il fine. La corruzione non sta nell’azione in sé (la ricerca) ma nell’oggetto verso la quale la orientiamo (Dio, Fine ultimo\altro), il fine che vogliamo raggiungere. Per questo le cose buone e quelle cattive spesse volte non sono tanto contrapposte quanto analoghe, ma è nelle dissomiglianze che si trovano le differenze sostanziali. Ora, alla ricorrenza dei Santi viene opposta non una giornata di lavoro, bensí una «ricorrenza» demoniaca (anzi, sarebbe meglio dire che alla «ricorrenza» demoniaca la Santa Madre Chiesa oppose la ricorrenza d’Ognissanti, spostandone la data). Se il male non si proponesse come soluzione «simile» alla santità, ma di piú rapido ottenimento, l’uomo non si lascerebbe ingannare dallo stesso. Tant’è che la stessa logica è stata anche «seguita» dalla Chiesa per sostituirsi al male che imperava: ad esempio Bonifacio IV sostituí gli «dei» pagani del Pantheon coi martiri cristiani.

2. Ricerca della strategia piú semplice. Strettamente collegata colla rapidità è la facilità d’ottenere il fine preposto; piú facile è, piú veloce è. Significativo è il fatto che mentre il Bene si propone come «vetta da raggiungere con fatica» il male si offre come «bene» d’istantaneo accesso. A rigor di logica «ciò che piú costa di miglior qualità è», ma similmente a come non ci garba spender denaro, a come siamo attaccati al nostro «conto», cosí ripugnamo di spenderci, impegnarci, affannarci per ottenere il Bene. Sostituiremo le maglie di scarsa qualità finché il nostro conto ce lo permetterà, ma anche l’ultima finirà… mentre avremmo potuto spenderlo tutto per ottenere una maglia «indistruttibile». Potremo sostituire il soddisfacimento temporaneo offerto dal male sempre con un altro… finché non terminerà il tempo in cui potremo ancora agire e procurarcene un altro; mentre avremmo potuto spendere questo tempo per guadagnare iquello eterno, la beatitudine. Quando anche l’ultimo soddisfacimento temporaneo offerto dal male terminerà, saremo condannati a quell’assenza di Bene eterna, logorante, asfissiante, soffocante.

Onde meglio indirizzarci, dunque, la Madre Chiesa (similmente a quanto Cristo stesso fece, rivelandoSi, per mostrare al mondo ch’Egli solo è la Via, la Verità e la Vita; Egli solo è la strada che dobbiamo percorrere, la «strategia» da adottare; Egli solo è il vero soddisfacimento, l’Obiettivo; Egli solo è eterno, inesauribile; Egli è Colui per cui noi siamo fatti) pone questa ricorrenza l’1 Novembre, in netta contrapposizione colle assurde celebrazioni del male nate in ambiente pagano e tutt’ora sopravvisute, sotto le mentite spoglie della «carnevalata».
La solennità di oggi evidenzia come il sacrificio, la vita spesa interamente pel solo, sommo, Fine (tant’è che, inizialmente, ad annoverarsi tra i santi erano esclusivamente i martiri) sono l’unica via per soddisfare la nostra natura, la quale è stata fatta col solo scopo d’essere presente tra le fila di coloro ch’adoreranno il Signore, che conquisteranno l’Immenso.
La scelta giusta non è la piú economica\semplice\rapida. Né se l’uomo guadagnasse tutt’i beni della terra né se egli non s’attivasse affatto gioverebbegli, bensí a tutti coloro che lavoreranno la sua vigna Egli darà ricompensa.

Disponiamoci, dunque, coll’aiuto della grazia. Seguiamo gli esempi dei Santi: veneriamoli, invochiamo il loro sostegno. Se realmente vogliamo estinguere la nostra famelica necessità, placare la nostra voracità, soddisfare la nostra ansia: imitiamo i Santi! Imitiamo Maria! Imitiamo Cristo!

Scegliamo Ognissanti, non «alluin»!

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VOLANTINO DIFFUSO IN OCCASIONE DELLA «RICORRENZA» SATANICA

venerdì 28 settembre 2012

Se questa è una donna…

Da un po’ di decenni a questa parte la figura della donna sta mutando (o forse meglio dire si sta pervertendo) sia nel reale che nell’immaginario.
La donna ha raggiunto progressivamente sempre piú «libertà» e s’è sempre piú parificata all’uomo. Questo, detto da un liberale o ad un liberale, suonerebbe come dolce melodia. Detto da noi, no. Vi spieghiamo brevemente il perché… san Bernardino disse:
…e dico che la donna è piú pulita e preziosa nella carne sua, che non è l’uomo; […] l’uomo non fu egli criato da Dio di fango? Sí. […] E la donna fu fatta di carne ed ossa, sicché ella fu fatta di piú preziosa cosa che tu.
È in questi termini che consideriamo l’emancipazione femminile una vergogna ed un inganno per coloro le quali non si rendono conto di cosa vanno cercando. La donna ha apertamente rifiutato la propria sublime dignità asserendo erroneamente che l’uomo fosse meglio considerato e trattato. In realtà, l’errore nell’uomo era (ed è tutt’ora…) piú tollerato a causa della sua inferiore qualità. Nell’immaginario umano ciò ch’è tollerato nell’uomo non lo è nella donna, non perché certe cose siano «libertà», bensí perché sono vergogne.

L’ultima trovata emancipatoria pare essere un pillola (della quale non è nota nessuna caratteristica) che permette di regolare a proprio piacimento il ciclo. A quando una che tramuta le particolarità fisiche femminili in quelle maschili?

Le donne (molte ingenuamente, molte altre no), per voler essere «apprezzate» sono finite per tramutarsi in mostri. Hanno disprezzato di sé stesse l’essere madri prima, l’essere mogli poi, l’essere donne ora.
Felici d’essere decadute dalla preziosità della quale v’aveva fatte e rivestite Iddio? Contente d’aver barattato la vostra sostanza con del lurido fango? Contente voi, contenti tutti.

sabato 1 settembre 2012

Circa la PREDAZIONE DI ORGANI

Vogliamo qui trattare, per quanto sinteticamente possibile, la cosidetta «donazione» di organi.
La gente è solita rabbrividire a sentir parlare di traffico illegale di organi, di omicidi e rapimenti… eppure viene improvvisamente investita da una grande stima e commozione, quando si parla di «donazione» di organi… e se qualcuno gli parlasse di predazione di organi?

L’esportazione di organi deve avvenire, per forza di cose, in pazienti vivi. Se gli organi fossero prelevati da un cadavere, niente se ne potrebbe fare, se non quello che si fa col resto del cadavere. Sapevate che i «cadaveri» da cui vengono estratti gli organi vengono anestetizzati, o, meglio… paralizzati? A commuovervi dovrebbero essere le testimonianze di tanti dottori ed infermieri che han dovuto vedere le reazioni di dolore dei poveri «cadaveri»… un cadavere certamente non potrebbe abbracciarti, né muovere violentemente gli arti o qualcosa del genere. Un cadavere potrebbe venire a fare una corsetta con voi e ritrovarsi poi col polso accellerato? Ecco, quando «dona» prova la stessa sensazione.
Quando succedono incidenti avete mai visto qualcuno controllare se le vittime sono in vita diversamente dal tradizionale controllarne la circolazione sanguigna?
La «morte celebrale» è una grande falsità!
Sentite cosa dice, a proposito, il prof. Peter Singer, presidente dell’Associazione Internazionale di Bioetica:
...la morte cerebrale non è altro che una comoda finzione. Fu proposta e accettata perché rendeva possibile il procacciamento di organi... [Congresso di Cuba, 1996]
Il prof. Massimo Bondí:
La morte cerebrale è ascientifica, amorale e asociale! [Audizione Commissione sanità, 1992]
I dottori  Robert D. Trough e James C. Fackler:
Non è possibile accertare la cessazione irreversibile di tutte le funzioni del cervello con i mezzi clinico-strumentali attuali. [Critical Care Medicine, n° 12, 1992, Rethinking Brain Death (Ripensamento sulla morte cerebrale)]
Alcuni obietteranno che quei pazienti sono, oramai, in condizioni irreversibili… sentite, dunque, il dottor Cicero Galli Coimbra:
...i protocolli diagnostici per dichiarare la morte cerebrale (test dell’apnea) inducono un danno irreversibile su pazienti che potrebbero essere salvati. [Convegno internazionale Roma 19/2/2009]
E, anche se fosse, questi pazienti sono ancora vivi. Che la loro vit valga meno di quella d’un paziente cosciente? Andatelo a dire ai vostri parenti malati che, siccome sono stati sfortunati, in confronto a voi sani sono «inferiori». Quanti danni ha fatto quel cogito ergo sum! Andatelo a dire a coloro i quali (e non sono certo pochi!) sono «tornati in vita» dopo essere celebralmente «morti», mentre li vedrete mangiare in compagnia dei propri cari o scorrazzare in prati verdi insieme ai propri figli e nipoti, che in quel periodo loro valevano meno di voi o che non erano!

La predazione di organi è un OMICIDIO!  

La «morte» celebrale è una falsita pella biologia, perché: 
  • Tutti gli organi dei pazienti «morti» sono perfettamente funzionanti; 
  • Non si può accertare la cessazione di tutte le funzioni encefaliche, poiché quelle conosciute e monitorabili sono solo il 10% delle totali;
  • Anche tra le funzioni encefaliche conosciute alcune sono ancora presenti, quando i pazienti vengono dichiarati «morti».
Anche pella legge la «morte» celebrale è una falsità, poiché essa dice per cadavere si intende il corpo umano rimasto privo delle funzioni cardiorespiratoria e cerebrale e, come poco fa abbiamo visto, la «morte» celebrale non tiene proprio conto delle prime ed è ingannevole rispetto alle seconde.

Per predare gli organi si commete il reato di OMISSIONE DI SOCCORSO!

Sapete che la «morte» celebrale viene dichiarata quando voi potreste ancora riprendervi, ossia entro 24\48 ore da quando venite ricoverati in rianimazione e, durante questo stesso periodo, i medici non fanno assolutamente niente per salvarvi? Per farlo, dovrebbero fare degl’interventi d’urgenza che prima venivano operati anche nei piccoli ospedali, poiché vi erano sempre chirurghi capaci di farlo. Oggi, invece, onde far passare piú tempo (e, per tanto, rendere meno probabile il recupero), questi interventi vengono fatti solo nei grandi ospedali. 
Sono interventi che andrebbero praticati entro le prime due ore dall’incidente (poiché la quasi totalità degli espianti viene praticata su pazienti accidentati che hanno un versamento ematico nel cranio) e servono per decomprimere il cervello, quali la entricolostomia, i drenaggi extra e subdurali e la craniotomia per ematoma extradurale. Con questi interventi ed alcuni farmaci potrebbero salvarvi… ma non lo fanno. Perché? Perché i vostri cari organi valgono piú di voi. 
Per verificare la vostra «morte» celebrale i cari dottori vi eseguono un esame (come già detto sopra, il test dell’apnea) che certamente, se non v’avevano già lasciati diventare irrecuperabili, completa l’opera. Volete sapere perché l’apnea vi distrugge? Anche se voi foste ancora capaci di respirare da voi, i cari dottori v’intuberanno (cosa che dovrebbero fare solo se necessario), cosicchè i vostri polmoni, vedendosi inutili, s’atrofizzeranno. Poi, i cari dottori, molto «intelligentemente», vedranno come rispondete se vi tolgono la ventilazione… facendo finta di non sapere d’avervi distrutto i polmoni… e l’ossigeno a disposizione del vostro corpo diminuirà progressivamente, danneggiandolo irreversibilmente.
Dopo avervi fatto questo bel servizio, i dottori dichiarano che «non c’è niente da fare piú» e vi portano a far loro i regalini… uccidendovi.

Questo non siamo noi forzanovisti ad affermarlo, ma dottori e chirurghi che, sapendo queste cose, si sono ribellati. Per saperne di piú, collegatevi al sito della Lega Nazionale contro la PREDAZIONE DI ORGANI e la MORTE A CUORE BATTENTE: troverete tutte le informazioni che vi servono per convincervi, qualora noi non fossimo riusciti nell’intento, che la «donazione» è un grande crimine e, inoltre, troverete come tutelarvi. 

La vita è sacra:
NON UCCIDERE!
La tua vita non è tua, ma ti è stata donata, non hai alcun potere su di essa.
Come non hai potuto decidere pel suo inizio, cosí non sta a te decidere della sua fine:
NON LASCIARTI UCCIDERE!

giovedì 2 agosto 2012

La necessarietà della Messa

Si definisce la Chiesa società dei veri cristiani, cioè dei battezzati che professano la Fede e dottrina di Gesù Cristo, che partecipano ai suoi sacramenti e ubbidiscono ai Pastori stabiliti da Lui (Catechismo di San Pio X). Altresì la Chiesa è definita corpo mistico in quanto tutti i veri cristiani che la compongono, a seconda dei propri carismi e vocazione, ne compongono le differenti membra. Il Capo di questo corpo è Cristo.

Come qualsiasi corpo, le membra che lo compongono sono dipendenti tra loro e funzionali reciprocamente. Esse, in un certo senso, convergono e tale convergenza si trova nel Santo Sacrificio. In Esso ― che si ripete in quella che, pei "cristiani" del nuovo millennio, è una pratica da bigotti o curanti dell'apparenza: la Santa Messa ― si contiene e sintetizza tutto il senso della Chiesa.
Ritornando incruentemente alla Redenzione in Croce, dunque, rinnoviamo e manteniamo il senso della nostra esistenza, alimentiamo la nostra vita. Dice San Tommaso: tanto vale la Celebrazione della Santa Messa, quanto vale la Morte di Gesù in Croce.



Come un corpo funziona secondo i dettami del suo cervello e grazie al lavoro del suo cuore, così la Chiesa vive dell'amore, grazie all'amore e secondo l'amore che Dio ha ed offre per noi.

Se un membro smettesse d'essere irrorato dal sangue pompato dal cuore, perirebbe.
Possiamo intendere, in parallelo, la Fede quale sangue del corpo mistico.
Il cuore che pompa questa Fede è ciò che ― come già detto ― Cristo ha compiuto ed ha lasciato si perpetuasse nei secoli mediande il sacrificio Eucaristico; infatti la Fede non nasce dall'assurdo, ma dai fatti e la ragione: essa nasce ed è giustificata dai fatti; nasce nella morte e resurrezione di Nostro Signore: per questo la convergenza delle membra del corpo mistico è la Santa Messa, nella quale viene risacrificato Cristo. Essa alimenta, vivifica la Fede.

Se un cristiano decidesse di non andare più ad alimentare la propria Fede, non farebbe anch'egli la fine di quel membro che non riceve più il sangue pompato dal cuore? Se, infatti, senza la Fede è impossibile esserGli graditi [Ebrei 11,6], quale vero cristiano potrebbe mai concepire di lasciar che la propria Fede, lentamente, s'estingua e diventi vuota?
La Messa (insieme agl'altri Sacramenti) mantiene sapido il sale della terra!


Quante volte si sente dire: a che mi serve andare a Messa? Posso pregare anche a casa mia, nel mio privato! Bene, la Messa non è solo preghiera. Fosse solo questo, per quale motivo esisterebbe? Per essere persuasiva e coinvolgente?
L'amore è volontà di comunicarsi al soggetto amato, di unirvisi. Che sia una madre col figlio, uno sposo colla propria sposa, un amico vero: essi tutti soffrirebbero nell'allontanarsi dal soggetto amato. D'altronde l'amore è vivo ed è vita in sé e - per questo - ha bisogno di vivere. Esso non può rimanere solamente un'idea: andrebbe inesorabilmente verso l'estinzione; necessita di consumarsi, di concretizzarsi, d’agire! Se tanto vale pegl'amori umani e terreni che, per quanto nobili, saranno sempre imperfetti, non vale molto più pell'amore verso Cristo? Egli arde d'amore nel volerci vedere tutti lì a riceverlo.



Non è un caso, d'altronde, che i nemici della Cristianità puntino ad allontanare i cristiani dalla Santa Messa. Senza la Messa non esiste Cristianità, poiché la Cristianità è la sola Religione dei fatti e la Messa è il fatto della Cristianità!


lunedì 9 luglio 2012

Appunti: omosessualità

Appunto d'introduzione. L'essere umano è una natura definita - ed, in quanto tale, risponde ad una legge altrettanto definita -. Esso non è soggetto a mutamenti sostanziali, ma solo a mutamenti accidentali - essendo un essere temporale -.
La modernità, per contro, ha scardinato la natura umana da qualsiasi Fine, ponendola in uno stato di indefinitezza. Mediante questa meschinità, si è riuscito a rendere (anzi, a forzare) leggittima ogni cosa. D'altronde, se la natura umana non dipende da niente - perciò non è definita - rispetto a cosa si dovrebbe stabilirne la sostanza? Tralasciando le fasi filosofiche in cui s'è deviata la definizione reale di essere umano, andiamo al dunque.
Tra i vari errori moderni v'è quello di ritenere l'orientamento sessuale sostanziale - e, per tanto, ogni sua variante sarebbe lecita - o libero dai vincoli della sostanza umana. Ecco che l'uomo non s'indirizza verso la donna (e viceversa) secondo la sua natura, ma secondo il suo gusto - il quale è libero, poiché la natura umana è scardinata - s'orienta verso ciò che preferisce. Il motivo di tutto ciò? Distruggere la base della società - la famiglia tradizionale - per sovvertire l'ordine.
L'omosessualità è una malattia? Il primo passo è stato far credere che l'omosessualità non sia una malattia. In realtà, essa lo è. Si risponderà a tale affermazione col fatto che l'APA la rimosse dai disturbi mentali nel 1973. Certo - dopo che gli attivisti omosessuali hanno, per anni, reso impossibile l'attività di questo organo anche mediante la violenza - per votazione, ottendendo poco più della metà dei voti in un referendum dove solo un quarto dei votanti consegnò la scheda. Successivi dibattiti, interviste (eccetera) riporteranno risultati totalmente opposti che vedranno percentuali altissime di psicoanalisti e psichiatri confermare il fatto che l'omosessualità è una malattia - o, quantomeno, un comportamento anomalo -. Sbugiardata questa falsità, si risponderà che omosessuali si nasce, come proverebbe la scoperta di Simon LeVay del 1991. Esaminando una cinquantina di cadaveri maschili, tra cui una ventina di omosessuali, questo scienziato avrebbe scoperto che l'ipotalamo dei gay sarebbe più piccolo. Salti di gioia pegli attivisti gay, peccato che non si possa definire se ciò sia conseguenza o causa dell'omosessualità e se non sia derivato da malattie (visto che i cadaveri di omosessuali analizzati dallo scienziato erano tutti morti pella medesima malattia). D'altronde bisogna anche considerare che l'orientamento sessuale non è innato.
Si sfodererà poi la carta dei famosi 10% di omosessuali negli Stati Uniti. Colui che condusse tale indagine poi ammise di aver usato come campione dei carcerati (è risaputo che ci sia una forte pratica omosessuale nelle carceri, per ovvi motivi) e dei "prostituti maschi". Tra l'altro, anche fosse realmente così alta la percentuale (che in realtà s'aggira attorno all'1-2%), essa non definirebbe alcuna normalità, poiché l'omosessualità non è una peculiarità sostanziale; altrimenti, mediante le percentuali, si potrebbe giustificare qualsiasi cosa.
Molti dei più noti ricercatori, medici e scienziati rifiutano l'ipotesi biologica. Quasi tutti ritengono l'omosessualità causata da fattori psicologici, principalmente sofferenze. Non essendo innata - ossia sostanziale - ma accidentale, essa può essere mutata. A prova di ciò ci sono le varie testimonianze degli ex-gay (persone che hanno cambiato il proprio orientamento sessuale), soggetti non esattamente amati dai "militanti" omosessuali.
Ora, demolita la convinzione che la sessualità sia un aspetto sostanziale (e, quindi, non possono tutte le sue manifestazioni essere considerate normali), bisogna definire le motivazioni pelle quali l'omosessualità (o, meglio, ogni orientamento diverso dall'eterosessualità) è sbagliata.
La natura umana in sé. Bisogna ricordare che l'esercizio della sessualità - differentemente da come si pensa - è finalizzato alla procreazione, non al piacere che ad essa è connesso. Il piacere è un mezzo mediante il quale si conseguono delle necessità e, nel campo della sessualità, è ordinato alla vita. La stessa biologia dimostra che l'instaurarsi di rapporti - sani - di coppia avviene, inconsciamente, proprio in vista di ciò. La natura umana evidenzia qual è la sana sessualità. L'amore non può esservi dove non può esservi la vita. Badate bene, non si tratta di sterilità accidentale (come può esserci, disgraziatamente, in una coppia etero), ma di sterilità sostanziale: quella che incorre in un rapporto innaturale. D'altronde non è norma - ma accidente - che una coppia etero sia sterile, mentr'è norma che lo siano tutte le altre "coppie".
Oltretutto l'unione fisica di due soggetti non può avvenire - nella giusta maniera - tra due persone diverse da uomo-donna. Infatti sappiamo bene che le perversioni - che esistono anche tra gli eterosessuali ed anche praticate da essi aberrano - sono tali perché distorcono il fine delle varie parti del corpo. Per tanto è la natura stessa, in prima istanza, a dimostrare che le coppie "alternative" non hanno senso d'essere.
L'impatto sulla persona dei rapporti "alternativi":
- la promiscuità. Fonti dell'Institute for Sex Research riferivano che solo un omosessuale maschio su dieci può essere definito poco promiscuo o quasi monogamo, 6 su 10 ha avuto rapporti con più di duecentocinquanta persone diverse e 1 su 4 (la percentuale è il 28%) oltre mille. Un omosessuale su otto ammette che oltre la metà di queste persone erano perfettamente estranee. Vien da sé che questa promiscuità è negativa su tutti i fronti, dalla psiche alla salute. Sarà utile ricordare anche che l'eterosessuale maschio ha, in media, rapporti con un numero di donne che va dal 5 al 9. Anche questo è condannato dalla Chiesa, ma in quest'analisi è interessante notare l'abissale differenza di numeri .
- precarietà. La quasi totalità dei rapporti omosessuali sono instabili. Oltre alla pressione psicologica ed ad una lotta interiore perenne, l'omosessuale subirà la ricerca d'un'accettazione che non può ottenere. La turbolenza della psiche degli omosessuali si nota quando si viene a conoscenza del fatto che, statisticamente, l'omosessuale è tre volte più suicida dell'eterosessuale ed ha una vita media di 30 anni più corta di quella di un eterosessuale. Oltre ai problemi di natura psichica ci si mettono anche quelli fisici, dovuti all'abuso abituale del proprio corpo.
La posizione della Chiesa Cattolica rispetto agli omosessuali. Le S. Scritture e la Tradizione forniscono sufficienti condanne verso l'omosessualità da poter affermare, in tutta pace, che l'omosessualità è uno dei peccati più gravi.
San Paolo scrive (Romani 1,26-31):
Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura.
Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s'addiceva al loro traviamento.
E poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa d'una intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno, colmi come sono di ogni sorta di ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d'invidia, di omicidio, di rivalità, di frodi, di malignità; diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, oltraggiosi, superbi, fanfaroni, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia.
 
Inoltre, nella prima ai Corinzi (6,9-10):
O non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non illudetevi: né immorali, né idolàtri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio.
E nella prima a Timoteo (1,10):
Sappiamo anche che la legge è fatta non per il giusto ma per gl'iniqui e i ribelli, per gli empi e i peccatori, per i sacrileghi e gl'irreligiosi, per coloro che uccidono padre e madre, per gli omicidi, per i fornicatori, per i sodomiti, per i mercanti di schiavi, per i bugiardi, per gli spergiuri e per ogni altra cosa contraria alla sana dottrina.
Nel Levitico si legge, al 18,22:
Non avrai con un uomo relazioni carnali come si hanno con una donna: è cosa abominevole.
e al 20,13:
Se uno ha con un uomo relazioni sessuali come si hanno con una donna, tutti e due hanno commesso una cosa abominevole; dovranno essere messi a morte; il loro sangue ricadrà su di loro.
Santa Caterina scrisse, a riguardo:
non solo essi hanno quell’immondezza e fragilità, alla quale siete inclinati per la vostra fragile natura (benché la ragione, quando lo vuole il libero arbitrio, faccia star quieta questa ribellione), ma quei miseri non raffrenano quella fragilità: anzi fanno peggio, commettendo il maledetto peccato contro natura.
Quali ciechi e stolti, essendo offuscato il lume del loro intelletto, non conoscono il fetore e la miseria in cui sono; poiché non solo essa fa schifo a Me, che sono somma ed eterna purità (a cui tanto abominevole, che per questo solo peccato cinque città sprofondarono per mio giudizio, non volendo più oltre sopportarle la mia giustizia), ma spiace anche ai demoni, che di quei miseri si sono fatti signori. Non è che ai demoni dispiaccia il male, quasi che a loro piaccia un qualche bene, ma perché la loro natura è angelica, e perciò schiva di vedere o di stare a veder commettere quell’enorme peccato.
 San Bernardino:
non è peccato al mondo che più tenga l’anima, che quello della sodomia maledetta; il quale peccato è stato detestato sempre da tutti quelli che sono vissuti secondo Iddio. La passione per delle forme indebite è prossima alla pazzia; questo vizio sconvolge l’intelletto, spezza l’animo elevato e generoso, trascina dai grandi pensieri agli infimi, rende pusillanimi, iracondi, ostinati e induriti, servilmente blandi e incapaci di tutto; inoltre, essendo l’animo agitato da insaziabile bramosia di godere, non segue la ragione ma il furore.
San Tommaso:
L’intemperanza è sommamente riprovevole, per due ragioni. Innanzitutto perché ripugna sommamente all’umana eccellenza, trattandosi di piaceri che abbiamo in comune coi bruti. Secondariamente perché ripugna sommamente alla nobiltà ed al decoro, in quanto cioè nei piaceri riguardanti l’intemperanza viene offuscata la luce della ragione, dalla quale deriva tutta la nobiltà e la bellezza della virtù. I vizi della carne che riguardano l’intemperanza , benché siano meno gravi quanto la colpa, sono però più gravi quanto all’infamia. Infatti la gravità della colpa riguarda il traviamento dal fine, mentre l’infamia riguarda la turpitudine, che viene valutata soprattutto quanto all’indecenza del peccato.  Ma i vizi che violano la regola dell’umana natura sono ancor più riprovevoli. Essi vanno ricondotti a quel tipo di intemperanza che ne costituisce in un certo modo l’eccesso: è questo il caso di coloro che godono nel cibarsi di carne umana, o nell’accoppiamento con bestie, o in quello sodomitico.
San Giovanni Crisostomo:
Le passioni sono tutte disonorevoli, perché l’anima viene più danneggiata e degradata dai peccati di quanto il corpo lo venga dalle malattie; ma la peggiore fra tutte le passioni è la bramosia fra maschi.
I peccati contro natura sono più difficili e meno remunerativi, tanto che non si può nemmeno affermare che essi procurino piacere, perché il vero piacere è solo quello che si accorda con la natura.
Ma quando Dio ha abbandonato qualcuno, tutto è invertito! Perciò non solo le loro passioni sono sataniche, ma le loro vite sono diaboliche. Perciò io ti dico che costoro sono anche peggiori degli omicidi, e che sarebbe meglio morire che vivere disonorati in questo modo.
L’omicida separa solo l’anima all’interno del corpo.
Qualsiasi peccato tu nomini, non ne nominerai nessuno che sia uguale a questo, e se quelli che lo patiscono si accorgessero veramente di quello che sta loro accadendo, preferirebbero morire mille volte piuttosto che sottrarvi.
Non c’è nulla, assolutamente nulla di più folle o dannoso di questa perversità.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica riconosce nelgli atti omosessuale (come in tutte le altre perversioni) materia grave.
Conclusione. Quest'articolo voleva solo essere spunto pelle menti; l'intenzione era di spingerle a riconoscere nell'omosessualità un'aberrazione senza scusanti, ad attribuirle una cattiveria intrinseca. Abbiamo visto come essa non è involontaria (o, meglio, non lo è totalmente - siccome può scaturire anche da sofferenze - ma ciò non toglie che, colla volontà, si possa riparare); non è innata; non è salutare; non è positiva; non è lecita. Con tanto, personalmente invitiamo ad essere propensi ad aiutare chi cade in questo disordine o quantomeno a rendere loro note queste cose, affinché ne prendano conoscenza e agiscano - conseguenzialmente - in piena avvertenza.


giovedì 14 giugno 2012

Cristeros: omaggio breve

Ricordiamo il grande orgoglio di un popolo che ha donato all'umanità un nobile esempio d'onore e di Fede, che ha dimostrato al mondo cosa realmente significa ribellarsi all'incombere della malignità massonica e satanica: la Cristiada. 

Il secolo scorso vide il Messico cadere vittima di governi visceralmente massonici e dell'interesse essenzialemente malevolo delle potenze anglo-americane e della borghesia liberale.
Gli attacchi a questa terra Cattolicissima e la conseguenziale ribellione del popolo avvenivano già da decenni: ai principi del 900 il fenomeno esploderà.

L'anticlericalismo dei governi al potere culminerà nella Costituzione di Queretaro (1917) coi seguenti: 
  • Articolo 3: laicizzazione obbligata dell'istruzione.
  • Articolo 5: messa al bando degl'ordini e dei voti religiosi.
  • Articolo 24: proibizione del culto aldifuori degl'edifici ecclesiastici. 
  • Articolo 27: prioibizione - pell'istituzioni ecclesiastiche - di acquistare, detenere o amministrare beni immobili. I beni ecclesiastici vennero dichiarati proprietà dello stato. 
  • Articolo 130: perdita del diritto di voto pegl'appartenenti al clero.
Quest'articoli resteranno in vigore fino al 1992. Verranno poi emendati il 3, il 5 ed il 24, mentre il 27 ed il 130 verranno solo modificati.


 I sacerdoti divennero dei funzionali statali. Il loro numero, nei vari stati messicani, non doveva superare un tetto prefissato. Essi erano assegnati ognuno ad un numero assurdo di fedeli. Nello stato di Michoacan se ne vedrà uno ogni 33 mila fedeli; in quello del Chiapas uno ogni 60 mila; in quello di Vera Cruz uno ogni 100 mila.
Il matrimonio religioso non aveva più valore civile.
Le pubblicazioni a sfondo religioso vennero vietate.

Maggio 1921. Nella Cattedrale di Morelia venne pugnalata un'immagine della Madonna di Guadalupe, mentre sulla sua sommità vennero issate le bandiere socialiste.

Novembre 1921. Una bomba viene fatta esplodere all'interno della Basilica di Nostra Signora di Guadalupe, ai piedi della tilma miracolosa coll'immagine della Vergine. Essa rimane intatta.


Nel 1925 lo stato, coll'aiuto del sacerdote scismatico Josè Joaquin Pérez, crea la Chiesa Apostolica Messicana. Essa avrà vita breve e sarà ferocemente odiata dal popolo.Vi aderiranno solo sei parrocchie e tredici sacerdoti.



A ciò s'aggiunse, nel 1926, la Legge Calles, la quale stabiliva che:

  • l'indossare l'abito ecclesiastico fuori dagl'edifici ecclesiastici fosse multato con 500 pesos d'ammenda.
  • il chierico ch'avesse criticato il governo dovesse essere improgionato per 5 anni.
Vedremo in alcuni stati ulteriori sanzioni pella Chiesa Cattolica.
Il presidente Calles (da cui la denominazione notoria della suddetta Riforma del Codice Penale) - 33° grado della massoneria - in reazione ad una lettera pastorale del vescovato messicano - nella quale s'accusò il governo di voler annichilire il cattolicesimo onde favorire protestantesimo e massoneria - razziò i beni ecclesiastici, chiuse monasteri, conventi e scuole religiose ed espulse gli ecclesiastici stranieri.
I prelati vennero costretti a sposarsi.
Suonare le campane, distribuire o possedere santini ed indossare medagliette sacre era punito colla prigione o con un'ammenda.
I genitori che educavano i figli cattolicamente venivano puniti.
Seguirà una vera a propria mattanza di ecclesiastici; ne risulterà che il numero degli stessi scenderà da 4 migliaia e mezzo a 334. Degli stati messicani, 17 si ritroveranno senza sacerdoti. 

Questa Cattolicissima Nazione, nella quale si stima vi fossero, all'epoca, 15 milioni di fedeli, coraggiosamente insorse. Vi furono numerose manifestazioni pacifiche e molta penitenza pubblica.

Agl'impiegati cattolici venne imposto di scegliere tra il posto di lavoro e Cristo. 389 dei 400 maestri di Guadalajara si fecero destituire.

Verrà fondata - coll'appoggio del vescovato - la Liga Nacional de Defensa Religiosa, la quale promosse una petizione per far abolire la Costituzione e le leggi contro la Chiesa Cattolica. Nonostante fosse stata firmata da 2 milioni di messicani, non venne presa in considerazione.

Pio XI, colla lettera Paterna sane sollecitudo (del febbraio '26) e l'enciclica Iniquis Afflictisque (novembre '26) denunciò il tutto - ed anche, nel discorso natalizio del '27, il silenzio mediatico mondiale circa tale situazione -.

La popolazione avviò una protesta economica (promossa particolarmente dall'Associazione Cattolica della Gioventù Messicana): non pagò più le tasse, si limitò all'acquisto dello stretto necessario, rinunciò ai viaggi e lasciò vuoti teatri e luoghi di divertimento, ritirò i soldi dai depositi bancari. Otterrà il fallimento della Banca di Tampico e di quella inglese e le chiusure delle Camere di Commercio.

La tirannide reagì. Le pene detentive vennero sostituite colle fucilazioni.
L'esercito braccio di tale mattanza fu armato dalle potenze americane. Anche il vescovo di Baltimora (nel '26) Curley denunciò apertamente questo fatto.
S'applicò la pena capitale a chi avesse fatto battezzare i propri figli, avesse contratto matrimonio religioso o si fosse confessato.
Neanche questo intimidì la cattolicità messicana. Vi furono veri e propri tappezzamenti di grandi città con manifesti recitanti: Viva Cristo Re! . Anche l'auto del presidente, un giorno, venne trovata completamente ricoperta da adesivi riportanti: Calles, ve ne furono di peggiori di te: la Chiesa li ha vinti tutti! .
Seguirono altre fucilazioni.

28 Maggio 1926. Plutarco Elias Calles riceve la medaglia al merito massonico - in qualità di avversario del fanatismo - dal supremo Gran Commendatore del Rito Scozzese, Luis Manuel Rojas.

1 Agosto 1926. Il vescovato messicano - coll'appoggio di Pio XI - in concomitanza coll'entrata in vigore della Legge Calles, sospende il culto in tutto il Messico.
I giorni precedenti furono caratterizzati da un vero assalto ai sacramenti da parte dei fedeli.
Il 31 Luglio si celebrò la Messa, preceduta dall'adorazione Eucaristica. Alle 23.30 le campane cominciarono a suonare e la distesa di fedeli scoppiò in pianto. Il giorno dopo la Chiesa messicana sarebbe entrata in clandestinità.


Ancora violenze, violenze inaudite. I Cattolici imbracciano le armi. Scoppia la Cristiada.
Da tutta la Nazione si radunano in cima al Cubilete - centro geografico del Messico - invocando la Vergine di Guadalupe e Cristo Re. Da quella cima s'alza il grido che segnerà e attraverserà tutta la riscossa cattolica: Viva Cristo Re! .



Il governo tenterà di spargere terrore tra gli insorti. I carcerati furono chiamati a scegliere tra l'abiura e la fucilazione.

Tutti i Cristeros porteranno in tasca il proprio testamento.
In tasca ad un tredicenne si troverà un foglio, sul quale v'era scritto: Alla mia prediletta Mamma. Sono un prigioniero e loro mi uccideranno. Io sono felice. L'unica cosa che mi tormenta è il tuo pianto. Non piangere mamma. Noi ci reincontreremo. José, ucciso per Cristo Re. .

11 Gennaio 1927. Venne proclamato il manifesto de los Altos. Nasce l'Esercito Nazionale dei Liberatori. Per accedervi, la recluta prestava giuramento a Cristo Re ed alla Vergine di Guadalupe con in mano il crocifisso, baciava la bandiera di Guadalupe ed un sacerdote gli poneva al collo un Crocifisso: così nasceva un nuovo Cristero. In un anno ne nacquero 25 mila.

Una quarantina di sacerdoti fungevano da cappellani pei combattenti e cinque furono loro stessi combattenti: due divennero anche generali.
I Cristeros vivevano all'insegna del culto e della pratica religiosa. Spesso offrivano canti alla Madonna, particolarmente prima di dormire e praticavano spesso l'adorazione Eucaristica, dandosi il cambio ogni quarto d'ora. Recitavano quotidianamente il Rosario.
Si ricorda la preghiera composta dal cristero Ancleto Gonzàles Flores (morto, in seguito ad atroci torture, il primo aprile del 1927), che recita:
Gesù misericordioso! I miei peccati sono più numerosi delle gocce di sangue che versasti per me. Non merito d'appartenere all'esercito che difende i diritti della Tua Chiesa e che lotta per Te. Vorrei non aver mai peccato in modo tale che la mia vita sia un'offerta gradita ai tuoi occhi. Lavami delle mie iniquità e purificami dai miei peccati. Per la Tua santa Croce, per la mia Santissima Madre di Guadalupe, perdonami! Non ho saputo fare penitenza dei miei peccati; per questo motivo voglio ricevere la morte come una punizione meritata per essi. Non voglio combattere, né vivere né morire, se non per te e per la tua Chiesa. Madre Santa di Guadalupe, accompagna nella sua agonia questo povero peccatore. Concedimi che il mio ultimo grido sulla terra ed il mio primo cantico nel Cielo sia "Viva Cristo Re"!
Le donne erano organizzate in brigate intitolate a Santa Giovanna d'Arco.

Tra i martiri della Cristiada ricordiamo due appartenenti alla Gioventù Cattolica, Manuel Melgarejo (17 anni) e Joaquim Silva (27). Quest'ultimo, al patibolo, disse: Non siamo dei criminali, né abbiamo paura della morte. Io stesso vi darò il segnale di sparare quando gridero: 'Viva Cristo Re, viva la Vergine di Guadalupe'! . Così fu. Questo grido accompagnò nella morte tutti i martiri Cristeros.

Si ricorda anche:
  • José Sanchez del Rio (13 anni), il quale pregò la madre di concedergli di giungere al Paradiso così facilemente e presto e, al rifiuto dei Cristeros d'arruolarlo pell'età, egli rispose che se fosse stato troppo piccolo pel fucile, sarebbe stato utile in tant'altri modi: divenne prediletto di tutti i Cristeros ed andò alla spedizione del 5 Febbraio '28 a Cotija. Venne imprigionato e rinchiuso in una chiesa sconsacrata, trasformata in un pollaio. Dopo una notte di preghiere, indignato, uccise tutti i polli. Lo picchiarono e lui chiese d'essere lasciato vivo pella fucilazione, ardendo dal desiderio di diventare martire. Alle 23 del 10 Febbraio fu portato al cimitero e lui accompagnò la sua marcia col canto Cristo vince! Cristo regna! Cristo impera! che fece imbestialire i suoi boia che lo riempirono di pugnalate - incalzati dall'incitamento dello stesso José - e lo finirono con un colpo alla testa.
  • Tomàs de la Mora (16 anni), reo d'indossare lo scapolare del Carmelo. Trasportato in caserma, cercarono di strappargli i nomi dei Cristeros. Tacque. Nonostante l'impedimento costituzionale, fu condannato all'impiccagione in piazza. Egli stesso si mise il cappio al collo. Morì proclamando la Regalità di Cristo e dichiarando che in Cielo avrebbe diretto le sue preghiere ai suoi cari, alla Chiesa, al Papa ed ai suoi aguzzini, speranzoso rispetto alla loro conversione. Nella stessa città, Colima, vennero impiccate 5 donne. Il viale ove avvenne la mattanza è, per tutti, l'Avenida de los Martires.
  • Eleonora Garduno, condannata alla fucilazione dopo essersi rifiutata di collaborare col generale Ortiz - famoso pel tatuaggio del demonio sul petto, che dichiarava essere il suo dio -.
  • L'avvocato Gonzales, la cui moglie portò il suo corpo ai suoi figli per far vedere loro il loro padre martire della Fede, chiedendo agli stessi di promettergli di continuare sul suo sentiero.
  • Don Pablo Garcia, a cui furono cavati gli occhi ed amputati il naso e le orecchie.
  • Don Sébas Reyes Salazar, fucilato dopo tre giorni di torture.
  • Padre Elias Nieves, che, al termine della sua preghiera, al patibolo, invitò il plotone - che obbedì, reverenzialmente - ad inginocchiarsi per ricevere la benedizione. La cosa scatenò l'odio del comandante, che gli sparò nel petto nel mentre tracciava il Segno della Croce.
  • Padre Miguel Augustin Pro, la cui esecuzione fu ricolmata dal senso della cattolicità. Come ultimo desiderio chiese di pregare: lo fece devotamente, in ginocchio. S'alzò baciando il Crocifisso - mediante il quale benedisse la folla invocando per essa la pietà del Signore - ed alzò le braccia, formando una Croce, dichiarando di perdonare i suoi nemici. Come tutti i Cristeros, morì col fiero sguardo verso il Cielo, all'urlo di Viva Cristo Re! .
I tanti Martiri videro ripagato il loro sangue - oltre che colla Gloria nel Cielo - anche da vittorie materiali. 
Tre generali, 324 ufficiali, 2892 soldati: questo il bilancio delle perdite dell'esercito federale tra Gennaio e Maggio '28.
Tra la fine del '28 e gl'inizi del '29, si prospettava la vittoria dei Cristeros, tant'è che i vertici governativi cominciavano a pensare ad un accordo coi rappresentanti della cattolicità.
Segretamente, si raggiunse un accordo tra il governo messicano ed i vertici dello Stato Vaticano.
Allora si contavano 30 mila morti Cristeros, 40 mila caduti nell'esercito federale e 140 mila caduti tra i civili.
In virtù dell'accordo, vennero formalmente sospese le disposizioni antiecclesiastiche - eccezion fatta pella registrazione dei sacerdoti e l'interdizione, pegli stessi, da ogni attività politica -.

29 Giugno '29. Riprende il culto nelle Chiese del Messico. Con tanto, l'autorità tirannica ingannò la Chiesa ed i Cristeros, nonostante se ne fossero resi conto, accettarono tacitamente la resa. I Cristeros divennero vittime della vendetta del Calles. 1500 morti, tra cui 500 alti gradi dell'Esercito Nazionale dei Liberatori.
Dolores Ortega, sopravvissuta alla Cristiada, dichiarerà ad un settimanale italiano (nel '93) che i Cristeros fecero più morti conseguenzialmente agl'accordi che durante la guerra.

Pio XI colle encicliche Acerba Anima (settembre '32) e Nos es muy conocida (marzo '37) denunciò la violazione dei patti da parte del governo federale ed incitò ancora una volta il popolo messicano alla rivolta armata. Per contro, il governo denunciò la prima enciclica come un'invasione di Roma negl'affari interni messicani e minacciò di trasformare gl'edifici ecclesiastici della Nazione in scuole e magazzini.

Si riebbe una rivolta contenuta tra gli anni '34 e '38. Questa, chiamata Segunda Revolucìon, terminò colla resa dell'ultimo capo cristero - Federico Vazquez - nel '41.

Al termine di questo culmine di violenza della storia umana, la situazione messicana si ritrovò così come ebbe provocato la santa rivolta della Cristiada. Anni di indefinibile cruenza e violenza provocati dall'ingiustizia del principio massonico - di chiaro sapore luciferino - che oggi viene chiamato laicismo. Principio che ha pervaso e distorto secoli e secoli della storia umana e ci porta qui, oggi, a condannare un'umanità che fa dello stesso bandiera ed a riprendere la stessa Santa Chiesa la quale, minacciata da questo fumo di satana, deve svegliarsi e reagire, sul mirabile e sublime esempio dei martiri di cui abbiamo commossamente scritto.



VIVA CRISTO RE E MARIA!